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Fabrizio Federici
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Sul palco dell' "Ambra Jovinelli", storico teatro romano nei pressi della stazione Termini, da alcuni anni restaurato e riaperto al pubblico, Giuseppe Battiston, l'attore vicentino che già pochi mesi fa, in questo stesso locale, aveva magistralmente interpretato Winston Churchill, dà voce (sino al 10 novembre) a un altro "mostro sacro": Orson Welles.
Sì, proprio il poliedrico attore, regista, sceneggiatore e speaker radiofonico cui si devono capolavori anzitutto della storia del cinema, come "Quarto potere", "Il processo" (dal romanzo di Kafka), "L'infernale Quinlan", "Macbeth" (e altri dai testi shakespeariani), "L' orgoglio degli Amberson". Il geniale interprete de "Il terzo uomo" e de "La ricotta" di Pasolini; il regista innovatore che nel 1939, pochi mesi prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale, metteva in scena una versione del "Giulio Cesare" in cui i personaggi vestivano uniformi naziste.
Tutti i volti di Welles rivivono in questo monologo, già esordito sulle scene nel 2009 (autori lo stesso Battston e Miche De Viat Conti), "Orson Welles' roast": in cui l'attore vicentino, in scena in accappatoio bianco, dà corpo al corpulento Welles fumando un sigaro dopo l'altro e trascinando lo spettatore in un fuoco di fila di battute e aneddoti poco noti sulle "Opere e i giorni" del personaggio.
Che alla maniera americana, presenta sé stesso mettendosi sulla graticola e accettando di "arrostirsi" (da qui il titolo) col fuoco dell'autocritica. Veniamo a sapere, così particolari inediti sulla vita del maestro statunitense: come quando, nel 1947, per recuperare i costumi del suo musical di successo "Around the world" (da "Il giro del mondo in 80 giorni", di Jules Verne, con musiche di Cal Porter), rimasti bloccati in dogana, riesce in extremis a farsi prestare i soldi necessari da un amico produttore.
Mentre non manca la rievocazione dell'incredibile trasmissione radiofonica (per la CBS) dell'ottobre 1938, in cui Welles, mandando in onda un adattamento del romanzo di H. G. Wells" La guerra dei mondi", spaventò a morte il pubblico USA ( che credette veramente a un'invasione di marziani, e tra cui si registrò almeno un caso di suicidio).
Un monologo di solo un'ora e dieci circa, per la regìa di Michele De Vita Conti, che cattura gli spettatori e che solo verso la fine mostra qualche momento di stanchezza,. Uno spettacolo che ha già avuto, nel 2009, i Premi "Olimpico del Teatro", "Hystrio" e "Ubu 2009".
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