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Il combattente D’Alema

domenica, 29 gennaio 2017 22:43

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Rosario Pesce
È nata la nuova corrente del PD: Consenso.
Essa è guidata, ovviamente, dalla personalità che, nel corso degli ultimi due decenni, ha maggiormente condizionato la storia del nostro Paese: D’Alema.
È pleonastico sottolineare come questa nuova componente del PD sia nata dopo l’esperienza del referendum dello scorso 4 dicembre, per cui ambisce a mettere insieme, innanzitutto, coloro che hanno votato NO.
Ma, altrettanto evidentemente, essa non si limita a questo obiettivo.
È chiaro che, nel corso degli ultimi tre anni, il PD è stato egemonizzato dalla figura di Renzi, che, nonostante gli insuccessi, si ripropone al suo partito ed al Paese intero come l’unica possibile alternativa a Grillo ed alla deriva plebiscitaria, che il M5S reca con sé.
Ma, gli errori di valutazione di Renzi, finora, sono stati molteplici e crediamo che egli si sbaglia ancora.
Ritenere, come fa lui, che il PD a guida renziana possa, alle prossime elezioni politiche, conseguire il 40% dei voti e conquistare, dunque, il premio di maggioranza alla Camera, che prevede l’Italicum nella versione riformata dalla Consulta, è un atto di presunzione molto forte.
Riteniamo, infatti, che un partito, ancora a guida renziana, non sia in grado di poter conquistare il 40% dei consensi e che possa, addirittura, consegnare il Paese a Grillo o al duo Salvini-Meloni, a meno che non voglia condannare l’Italia ad un quinquennio di Larghe Intese PD-Forza Italia.
Pertanto, lo sforzo dalemiano, volto a far ragionare la classe dirigente di quel partito ed a creare, dall’interno, un’alternativa reale al renzismo, non solo va visto con simpatia, ma va anche assecondato, perché solo un PD plurale può essere in grado di presentare alla nazione una piattaforma, che non sia la mera riduzione del renzismo degli ultimi tre anni.
Peraltro, non si può dimenticare che i fatti essenziali della stagione del renzismo sono stati, tutti, miseramente sconfitti dall’elettorato o cancellati con un colpo di spugna ad opera dei giudici della Consulta.
Ci riferiamo, ovviamente, alla riforma costituzionale, bocciata dal referendum dello scorso 4 dicembre, ed alla riforma elettorale, in gran parte modificata dalla sentenza della Corte Costituzionale, a dimostrazione del fatto che un triennio di gestione del potere, ad opera di Renzi, lascia poco o nulla ad una nazione, che è in ginocchio da un punto di vista economico e della coesione sociale.
In tal prospettiva, l’esperienza di Consenso può portare un vento di rinnovamento nel Centro-Sinistra; peraltro, lo stesso D’Alema sa bene che il suo compito è solo quello di stimolare la riflessione, ma deve rinunciare alla leadership del nuovo PD, per cui il suo nome deve divenire un fattore di aggregazione e non di ulteriore divisione.
Il leader di origini pugliesi è personalità fin troppo scaltra e navigata, perché non capisca ciò, per cui sappiamo bene che egli si limiterà a fare il padre della patria e che lascerà, ad altri, il delicato compito di interpretare, sul campo di battaglia, il delicato ruolo dell’anti-Renzi.
Speranza o Rossi o Emiliano saranno coloro che si faranno carico di tale impegno, ben sapendo che chi si candida a guidare il PD, in questo frangente storico, non deve difettare né in coraggio, né in visione politica.
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