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Il calcio dall'estremo Oriente

venerdì, 03 giugno 2016 16:32

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Rosario Pesce
Quello che stiamo per costruire, in Italia, è un calcio sempre più orientaleggiante.
Infatti, nelle prossime settimane, forse già nel mese di giugno, sia il Milan che l’Inter saranno cedute a gruppi che provengono dalla Cina, a testimonianza del fatto che, ormai, anche il calcio è un fenomeno, sociale ed economico, sempre più globalizzato.
Non è un caso se i Cinesi siano già penetrati in altri campionati europei ed, ora, lo stiano facendo in Italia, prelevando il controllo delle due società milanesi, che da anni, ormai, navigano in cattive acque, visto che i loro proprietari storici non sono più in grado di reggere la competizione con i petroldollari arabi e con il danaro cinese, che hanno invaso mezza Europa, con scopi che non si fermano solamente al mero dato tecnico sportivo.
Il business, intorno al calcio, infatti è attraente: dalla costruzione dei nuovi stadi al merchandising, moltissime sono le occasioni di ingenti introiti da parte di chi, dall’Arabia o dalla Cina, intende sbarcare in Italia per mettere in circolo il proprio denaro attraverso l’azienda più seducente possibile: quella, appunto, ludico-calcistica.
L’unica grande società italiana, che è destinata ancora per molto tempo a non essere venduta, è la Juve, che è saldamente nelle mani della famiglia Agnelli, che invero, prima di altri, ha intuito le potenzialità commerciali insite nella proprietà dello stadio e nelle attività derivanti da questa.
In tal modo, finalmente forse il calcio nostrano potrà tornare a recitare un ruolo da protagonista in Europa, dopoché, per quasi un decennio, siamo stati delle mere comparse, destinate a sfigurare al cospetto dei blasoni spagnoli, tedeschi ed inglesi.
In particolare, non si può dimenticare come il calcio italiano sia divenuto molto debole, visto che la legislazione del nostro Paese non consente investimenti in materia di costruzione di nuovi stadi, la cui realizzazione, sovente, è bloccata da una serie di lungaggini burocratiche, che disincentivano l’ingresso di grandi magnati.
Ora, con la novità del calcio milanese, sempre più con gli occhi a mandorla, dovremmo assistere all’inizio di una nuova epoca, purché il legislatore consenta ai nuovi sodalizi economici di realizzare le operazioni immobiliari, che sono strettamente connesse con i nuovi criteri di conduzione delle società sportive.
Peraltro, il calcio italiano dovrebbe cambiare, anche, da un punto di vista organizzativo: avere un campionato a venti squadre non ha più senso, se solo pochissime hanno la forza per competere ad altissimi livelli in Europa, così come la stessa gestione dei diritti radiotelevisivi sarebbe meritevole di un’attenta riflessione, dal momento che le società calcistiche riescono a ricavare, da questa fonte, minori introiti rispetto a quelli che realizzano, invece, i club inglesi o francesi o spagnoli.
L’intero sistema, dunque, va rivisto ed, invero, crediamo che l’ingresso dei nuovi investitori non possa che essere la premessa di un cambiamento radicale, perché certo tali gruppi non sono arrivati dall’Estremo Oriente per realizzare delle perdite attraverso la loro entrata nel mondo del soccer europeo.
È chiaro che, se l’Europa è terra di conquista, perfino, nel settore calcistico, non può questo - invero - essere un motivo di gioia o di felicità, ma le notizie in arrivo lasciano prefigurare che, in un futuro prossimo, finalmente il nuovo Messi o il novello Cristiano Ronaldo possano indossare le maglie dei sodalizi italiani più prestigiosi, così da consentirci magari di risollevare presto il trofeo continentale più importante, quella Champions che manca ad una squadra del Belpaese dal lontano 2010.
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