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L’Italia che va…

martedì, 06 gennaio 2015 10:42

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Fabiola Gianotti direttore del Cern di Ginevra
Rosario Pesce
Se molti sono gli esempi di malfunzionamento del nostro Paese, a partire dalla politica, moltissime altre sono, invece, le realtà che, fortunatamente, funzionano: in primis, i lavoratori del settore privato e pubblico, che ogni giorno consentono all’Italia di andare avanti, anche se le loro certezze lavorative sono sempre inferiori, visto che, oltre a cambiare le condizioni giuridiche fissate dai contratti, di recente sono mutati nei luoghi di lavoro i rapporti di forza fra datore e dipendente, per cui il primo tende sempre più a prendere il sopravvento rispetto al secondo, esattamente in modo contrario a quanto accadeva nel corso degli anni ’70 del secolo scorso, quando invece i rappresentanti dei lavoratori avevano ben altro agio nelle relazioni sindacali con la controparte datoriale.
Poi, le arti e le scienze, per quanto penalizzate dalla mancanza di fondi statali, continuano a dare il meglio di loro stesse, dato che, in ogni settore, gli artisti ed i ricercatori italiani si distinguono per le capacità e per i meriti, che fanno sì che essi siano tra i più apprezzati ed i più stimati, sia in Europa che in America.
Ancora, lo sport: può apparire un paradosso, ma l’unica azienda italiana, che continua a produrre profitti, è quella che ha per oggetto sociale le attività afferenti al tempo libero.
Non è un caso, se gli Agnelli, dopo aver trasferito le sedi - legale e fiscale - della Fiat fuori dall’Italia, continuano a tenere, entro i confini nazionali, quelle della Juventus e della Ferrari, quasi a voler significare che la leadership, nel calcio e nell’automobilismo, è un segno distintivo del made in Italy, per cui è giusto e saggio non portare altrove ciò che contraddistingue - in modo inequivocabile - un primato, che, per quanto precario, consente agli Italiani di essere noti al mondo per qualcosa di, peculiarmente, positivo.
D’altronde, un fatto simile avviene, finanche, al Sud, visto che la condizione attuale di disagio del Meridione è - sia pure solo in minima parte - compensata dalla fama e dai successi delle squadre di calcio e dei campioni, che, nei vari sports, danno lustro alle loro città e alle regioni, da cui provengono.
La recente vittoria del Napoli, ad esempio, nella finale di Supercoppa, svoltasi a Doha, proprio contro la squadra degli Agnelli, ha rilanciato nel mondo un marchio importante del calcio nostrano, per cui gli sceicchi arabi, già interessati ad entrare nello sport più popolare del nostro Paese, hanno tratto maggiore convinzione nell’investire su un brand noto in molte nazioni, quale appunto è quello della società sportiva, alle dipendenze della quale hanno militato - in passato - Maradona e Careca, solo per citare i nomi di due fra i più famosi campioni di qualche anno fa.
Una mensa della caritas
Poi, c’è l’Italia del volontariato, quella che, in cambio di un mero riconoscimento formale del proprio lavoro, presta assistenza ad anziani e bisognosi, che necessitano delle cure continuative, che ormai lo Stato non è più in grado di fornire loro direttamente, dato che i recenti tagli alle politiche sociali hanno fatto sì che il danaro, sempre minore, non possa essere più sufficiente a finanziare opere meritorie.
Pertanto, tali volontari offrono - in modo pressoché gratuito - la loro preziosa manodopera, senza la quale il Paese non sarebbe in grado di dare servizi essenziali a quanti soffrono per inedia, freddo e per l’indigenza, che ormai attanaglia - in maniera sempre più vistosa - gli Italiani vicini alla miseria più nera.
Infine, la scuola: per quanto bistrattata e vilipesa dalle indagini internazionali, che fanno segnare insuccessi ad ogni rilevazione, non si può negare un dato incontrovertibile: senza il servizio della Pubblica Istruzione, interi ceti sociali sarebbero tagliati fuori dalla domanda di formazione, per cui si tornerebbe ad un modus agendi ottocentesco, quando solo le classi nobili ed alto-borghesi potevano permettersi i costi del precettore privato per l’educazione dei loro figli, per cui la selezione avveniva fin troppo facilmente, perché non teneva conto del merito, ma solo delle condizioni, economiche e sociali, di partenza dei discenti.
È vero che la scuola pubblica odierna è costretta a muoversi fra difficoltà notevoli, che coinvolgono sia aspettivi meramente organizzativi, che di indirizzo didattico-culturale, ma non si può negare l’indubbia utilità sociale dell’attività svolta da un settore della Pubblica Amministrazione, che contribuisce a creare, in modo qualificante, il Pil più autentico del Paese: cosa sarebbe del futuro dei nostri bambini e dei ragazzi appartenenti a famiglie, che non possono permettersi un’istruzione privata e di alta qualità?
Infine, la Chiesa: premesso che chi scrive è un laico, che in passato ha difeso il principio di laicità, tanto in politica, che nelle istituzioni, non si può negare che la Chiesa cattolica sia - negli anni in cui viviamo - un punto di riferimento essenziale per la nazione, non solo da un punto di vista morale.
Infatti, gli scandali del recente passato, che l’hanno riguardata e che, pure, hanno contribuito ad allontanare migliaia di fedeli dal suo ambito d’azione, sono stati ampiamente riscattati dall’elezione di un Papa riformatore, che ha impresso uno slancio notevolissimo all’opera meritoria di riforma sia del catechismo, sia della “macchina” ecclesiastica, visto che Papa Bergoglio è intervenuto - senza adoperare mezzi termini - ad eradicare il male, laddove questo si era annidato in forme profonde e difficili da essere scalfite.
Samantha Cristoforetti - Astronauta dell'ESA/ASI
Al di sotto di Francesco e della Curia romana, esiste un modo variegato di preti e di volontari cattolici, che offrono quotidianamente i loro servigi in città ed in aree, dove lo Stato ha deciso di non essere più presente, dal momento che la sua vigile presenza o sarebbe troppo onerosa o implicherebbe delle conseguenze, finanche sul piano dell’ordine pubblico, che suggeriscono - appunto - alle autorità pubbliche di defilarsi e di delegare, dunque, alla Chiesa l’attivismo sociale e l’intervento sistematico in favore dei più deboli.
Non possiamo dimenticare che, ad esempio, moltissimi sono gli esempi di prelati, impegnati nella lotta alla mafia ed alle varie forme di criminalità, mentre - sempre più sovente - i rappresentanti politici delle istituzioni statuali sono coinvolti in indagini penali, che dimostrano – fino a prova contraria e definitiva di innocenza – quanto sia radicato il malaffare fra coloro che si prestano, talora, alla cura degli interessi pubblici in nome di deplorevoli logiche privatistiche, che non possono non essere funzionali e complementari a dinamiche criminali su larga scala, finalizzate a sporcare la presenza dello Stato con il perseguimento di obiettivi, che poco o nulla hanno in comune con l’azione ordinaria di dirigenti statali fedeli e di esponenti integerrimi e probi del Bene collettivo.
Dobbiamo, forse, augurarci che, nel corso del 2015, questi aspetti dell’Italia, ancora efficiente, non siano macchiati, ineluttabilmente, da quelli dell’Italia malfunzionante per dolo o, soprattutto, per colpa grave di chi, suo malgrado, è a capo di un sistema di cose ed uomini, che non riesce più a governare saggiamente?
Certo è che l’Italia, cosiddetta minore, offre esempi fulgidi di servizio al prossimo e di efficienza, mentre quella dei rotocalchi televisivi e delle vetrine mediatiche tende a porgere agli stranieri, che ci osservano con l’attenzione dovuta, l’immagine di un Paese prossimo al fallimento non solo finanziario, che forse già è stato raggiunto, anche se non viene conclamato, per interesse dei nostri stessi creditori internazionali, che nessun vantaggio trarrebbero, eventualmente, dall'ufficializzazione del default della finanza italiana.
Forse, in attesa di vedere miglioramenti sensibili, i cui segni sono tuttora labili ed indecifrabili, non ci resta che fare il brindisi al nuovo anno, che sta per entrare, sperando che sia diverso, molto diverso da quello che - mestamente - ci sta per lasciare.
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