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Rossi, un campione borghese

giovedì, 10 dicembre 2020 17:23

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Paolo Rossi solleva il Pallone d'oro 1982
Rosario Pesce
La morte di Paolo Rossi non può che rendere tristi gli sportivi, tanto più perché è avvenuta poche settimane dopo la morte di Maradona.
Certo, i due campioni erano molto diversi fra di loro, non solo per ragioni tecniche.
Maradona era una personalità fortissima e, spesso, sopra le righe; Rossi, invece, era un campione borghese, visto che ha sempre trasmesso un’immagine di serenità, di tranquilla compostezza e di rispetto delle regole, finanche quando venne coinvolto nello scandalo del calcio scommesse, che lo tenne fuori dai campi di gioco per circa due anni.
D’altronde, egli non era amante delle luci della ribalta; dopo il ritiro dal calcio, si era ritratto il suo mondo nella provincia italiana, dove conduceva la vita imprenditoriale, non disdegnando di tanto in tanto dei passaggi televisivi come commentatore, nelle cui vesti ha sempre espresso il sentimento della “medietas”, che ha avuto da calciatore.
Il mondiale del 1982, che lo vide protagonista assoluto nell’assolata Spagna, fu l’acme della sua carriera e dei calciatori di quella generazione, che erano espressione di un calcio che di lì a poco sarebbe cambiato moltissimo.
Erano, infatti, calciatori bandiera: ciascuno di loro non avrebbe mai tradito il proprio club per una mera questione di denaro, contrariamente ai giocatori di oggi che non hanno bandiere.
Peraltro, fino al 1982 le frontiere erano chiuse, per cui i club non potevano acquistare calciatori stranieri e, quindi, a maggior ragione ogni sportivo si identificava con i colori sociali della propria squadra.
Berlusconi non aveva fatto ancora ingresso nel mondo del calcio, per cui gli stipendi versati agli atleti erano ancora ragionevoli, pur essendo - ovviamente - al di sopra della media.
E, soprattutto, non era un calcio che viveva le esasperazioni tattiche della stagione successiva: il mediano si chiamava tale e non veniva di certo chiamato “centrale”; lo stopper, la punta centrale, l’ala ed il tornante interpretavano i loro ruoli con naturalezza ed erano forti perché possedevano competenze di palleggio, che sono sempre più rare nel calcio di oggi, che presta fin troppa attenzione agli aspetti della tattica e dell’agonismo e fin troppo poca a quelli della sana passione sportiva e della tecnica pura.
Era un calcio “normale”, dove arrivavano a vincere il Mondiale calciatori che avevano il volto dell’Italiano medio, da Oriali a Gentile, da Zoff a Graziani.
Forse, con la morte di Rossi, si sente ancora di più la fine di quel calcio naturale e sobrio, bello perché nel professionismo sublimava le virtù della italianità.
Oggi, è tutto ben diverso: d’altronde, dove si trova un altro leader politico, come lo fu Pertini, in grado di accendere i sentimenti degli Italiani, come fece appunto il Presidente della Repubblica quando gioiva per i nostri trionfi e per i goal di Pablito?
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