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Se Di Maio cita Pertini…

domenica, 13 agosto 2017 10:39

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Rosario Pesce
Nei giorni scorsi, il leader dei Cinque Stelle Di Maio, in odore di candidatura per Palazzo Chigi, ha indicato in Sandro Pertini il punto di riferimento della politica grillina.
È ben noto che il defunto Presidente della Repubblica, in vita, fu il campione dell’onestà e della moralità più intransigente, tanto da essere, tuttora, amato da molti milioni di nostri concittadini.
Ma, è ovvio che associare il ricordo di Pertini all’azione del M5S è un’operazione, sia sul piano culturale che su quello politico, molto ardita, visto che tantissimi sono i punti di differenza fra la visione del Presidente socialista e quella degli attuali adepti di Grillo e di Casaleggio iunior.
In primis, Pertini aveva un retroterra molto robusto: fatta la guerra partigiana, egli era figlio del suo tempo, per cui si riconosceva, come moltissimi altri, in una ben precisa cultura politica, nel suo caso quella socialista anti-comunista ed anti-fascista.
Non si può affermare, invece, con la medesima nettezza che i grillini odierni abbiano un altrettanto robusto retroterra culturale, visto che essi, per lo più, sono figli di un’epoca post-ideologica, nel corso della quale – con grande sciagura – tutte le nobili ideologie dell’Ottocento e del Novecento sono state annullate, come se fossero state portatrici di male e di corruzione.
Inoltre, Pertini aveva grande cultura dello Stato, per cui, sia nelle vesti di Presidente della Camera che di Presidente della Repubblica, dimostrò di saper collaborare con tutte le forze del nostro arco costituzionale: non era, certo, un caso se uno dei suoi migliori amici fosse Enrico Berlinguer, nonostante egli, da Socialista, si fosse sempre contrapposto ad un atteggiamento di sudditanza del PSI rispetto al PCI.
Inoltre – e questa è, invero, la cosa più importante – egli non ha mai fatto dell’onestà il punto programmatico unico del suo agire nelle istituzioni: il politico deve essere onesto a prescindere, per cui l’onestà deve essere – diceva il Presidente – il prerequisito del suo agire e non certamente un punto di merito della sua azione.
Oggi, invece, in assenza di punti programmatici qualificanti, si assume l’onestà come l’obiettivo di un partito o di un costituendo Governo, a dimostrazione del fatto che, sotto i cieli, regna una confusione unica.
Si confonde il fine con il mezzo, lo strumento diviene lo scopo e da ciò non può che derivare un’alterazione della politica in una fase storica nella quale i cittadini, che sono in grado di saper leggere e scrivere in modo autentico, sono purtroppo sempre di meno.
Peraltro, non ce ne voglia Di Maio, ma la simpatia sul piano meramente umano di Pertini è un tesoro, che oggi nessuno possiede, visto che nessun politico odierno saprebbe giocare a scopone nell’aereo presidenziale con la nazionale di calcio, di ritorno da un Mondiale vinto, con la stessa naturalezza con cui lo fece lui: forse, le stesse scene ci sarebbero comunque, ma apparirebbero ben più artefatte e molto meno spontanee.
È, forse, davvero giusto ed opportuno, quindi, non chiamare in causa i santi del nostro Pantheon laico, perché altrimenti non può che essere ancora più ridondante la differenza fra ciò che è stato e ciò che è.
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