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Un esito non ovvio

domenica, 30 aprile 2017 10:47

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Agorà di Atene, piazza dove si riunivano anticamente i cittadini ateniesi per legiferare
Rosario Pesce
È chiaro che il numero di votanti farà la differenza, a prescindere dal nome che sarà individuato per la funzione di Segretario Nazionale.
Se, a votare, saranno almeno due milioni di persone, il voto avrà una valenza rilevante; se, invece, a votare sarà il milione di elettori, prefigurato dallo stesso Renzi, è chiaro che il dato non può essere soddisfacente in alcun modo ed indicherebbe, in quel caso, uno scollamento fra il primo partito italiano e la sua base.
Quindi, sui numeri si gioca una partita importante: quella tesa a verificare quanto sia presente, oggi, il PD nella società italiana, dopo alcune sconfitte importanti, fra le quali la più cocente rimane quella del referendum dello scorso 4 dicembre.
L’elezione, poi, di Renzi, ritenuta certa, diventerà quindi solo il secondo dato politico della giornata.
Peraltro, è ben evidente come l’articolazione di un partito plurale non può che essere un elemento di arricchimento per il PD, per cui - finanche - il raggiungimento di un dato elettorale non trascurabile, da parte di Orlando ed Emiliano, non può che essere un elemento confortante, almeno, nella misura in cui presuppone un incremento della partecipazione popolare ai seggi.
Ma, finito il voto popolare odierno, la palla poi passa ai notabili, a quanti cioè, classe dirigente del PD, dovranno dare un esito istituzionale al voto delle primarie.
In tal caso, il primo interrogativo è quello relativo alla durata dell’attuale Governo e, dunque, della legislatura, dal momento che Renzi, una volta rieletto, vorrà - senza alcun indugio - incassare il beneficio del voto popolare e presentarsi al vaglio della nazione per le elezioni politiche generali.
E, quindi, si aprirà una nuova partita: quella dello scioglimento delle Camere e della loro incidenza temporale rispetto al percorso istituzionale dell’odierno Dicastero.
È ovvio che Gentiloni sa bene che, dopo le primarie odierne, egli dovrà farsi da parte in caso di vittoria renziana, per cui, con molto garbo istituzionale e con un notevole senso di fedeltà rispetto alle consegne, che gli erano state rassegnate a dicembre, si prepara ad un’uscita molto dignitosa da Palazzo Chigi, in una logica di collaborazione e non di contrapposizione con il suo leader di partito.
Ma, questo clima durerà per molto tempo o, nel corso delle prossime settimane, Renzi accelererà sui tempi di approvazione del nuovo dispositivo elettorale, per sciogliere le Camere prima della loro scadenza naturale?
Ed Orlando ed Emiliano cosa faranno nel nuovo PD?
Reciteranno il ruolo della minoranza ligia al suo compito ovvero apriranno un varco nel PD ed instaureranno un dialogo molto proficuo con i fuorusciti, allo scopo di preparare - nel giro, al più, di qualche settimana - un secondo esodo?
Molti sono, quindi, i punti di domanda, che andranno risolti, auspicabilmente dopo aver vissuto una giornata all’insegna della democrazia e della partecipazione: valori, questi, purtroppo sempre più precari e fragili.
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