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Dov'è la svolta?

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sabato, 07 gennaio 2017 10:38

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Rosario Pesce
Si sa bene che la politica è il luogo dei paradossi.
Il Governo Gentiloni è stato voluto da Renzi, all’indomani della pesante sconfitta referendaria del 4 dicembre, allo scopo di traghettare il Paese alle elezioni anticipate nel più breve tempo possibile.
Compito del Dicastero attuale dovrebbe essere, infatti, quello del varo del nuovo dispositivo elettorale e, poi, tutti alle urne.
Ma, qui nasce il problema.
L’approvazione, in Parlamento, di una nuova legge, che regoli il sistema di voto sia per la Camera che per il Senato, non può non tenere conto della sentenza, che la Consulta dovrà promulgare nelle prossime settimane, per cui, non prima di febbraio la maggioranza di Governo potrà lavorare seriamente al nuovo dispositivo, dopo aver conosciuto le obiezioni, che i giudici della Corte Costituzionale avranno promosso all’Italicum.
Quivi, nasce la problematica tutta interna al fronte renziano: da una parte, i fedelissimi dell’ex-Presidente del Consiglio, che non fanno altro che ricordare, un giorno sì ed un giorno pure, all’attuale Premier che il tempo della sua permanenza a Palazzo Chigi deve scadere a breve.
Dalla parte opposta, la minoranza democratica, pur non avendo alcun suo rappresentante all’interno dell’Esecutivo, invece non fa mai mancare il suo pieno sostegno al Governo Gentiloni, ricordando allo stesso Premier – ed agli Italiani, se ce ne fosse bisogno – che un Dicastero non può nascere solo per la legge elettorale e che le scadenze internazionali della prossima primavera impongono che l’attuale compagine governativa rimanga in piedi per tutto il 2017, in attesa - anche - dello svolgimento del Congresso Nazionale del PD.
Gentiloni, dunque, designato da Renzi, viene appoggiato - in modo decisivo - da Bersani e D’Alema, che hanno l’interesse a far trascorrere il maggior tempo possibile, pur di far dimenticare al Paese la figura di Renzi, il quale naturalmente più è lontano da Palazzo Chigi, più si indebolisce nel giudizio popolare.
La politica, certo, non ha il livello di trasparenza cartesiana e di chiarezza intellettuale di un teorema di matematica, ma è ovvio che i paradossi, quando nascono nell’agone parlamentare, non possono che essere viepiù evidenziati.
E noi?
Non possiamo che pensarla alla maniera della minoranza del PD, non per spirito di corrente, ma perché è chiaro che nessun Paese può promuovere uno sviluppo economico, se i suoi Governi sono di natura balneare.
Peraltro, “balneare” non può essere un Governo che è nato in prossimità dell’inverno, che si preannuncia il più freddo fra quelli degli ultimi anni.
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