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I lunghi coltelli nel PD

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domenica, 29 ottobre 2017 10:08

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Rosario Pesce
Inizierà, a breve, la stagione dei lunghi coltelli nel PD.
Anche, la manifestazione di questi giorni di Pietrarsa, a Napoli, che ha un’eco molto importante a livello nazionale, sta dimostrando come il partito, al suo interno, risulti molto più composito di quanto non sembri.
Non è un caso, se Gentiloni ha rivendicato, finanche in quella sede, la propria autonomia, dimostrata molto ampiamente nella gestione del caso Banca Italia.
Ed, allora, mentre MDP sta organizzando le liste insieme a Sinistra Italiana ed agli uomini di Pippo Civati, si va formando uno schieramento nel PD, che al momento giusto segnerà una netta differenza rispetto a Renzi ed alla sua rappresentanza.
Orlando, Franceschini, Minniti ed, a questo punto, lo stesso Gentiloni sono espressione di un mondo che non deve esprimere gratitudine al Segretario del PD, visto che essi non hanno costruito le loro fortune alla sua ombra, come invece accade per la Boschi o per Lotti.
È evidente che un simile disagio non possa articolarsi in modo plastico, ma si attende che si consumi il percorso avviato da Renzi, rispetto al quale si nutrono molte obiezioni, in particolar modo quando si parla di alleanze.
È ovvio, infatti, vista la nuova legge elettorale, che per vincere nei collegi maggioritari è necessaria la più ampia coalizione possibile: altrimenti, si rischia, anche per poche manciate di voti, di consegnare un terzo dei seggi alla Destra o, peggio, al populismo grillino.
In tal senso, non si può continuare ad ignorare l’ipotesi di un accordo politico con MDP, che possa consentire, sulla scheda maggioritaria, di non far procedere in modo nettamente distinto e contrapposto le due espressioni del Centro-Sinistra odierno.
Su questo tema, si segna in modo evidente la distanza, ideale e culturale, fra chi, come Renzi ed i renziani, ipotizzano dopo le elezioni di allearsi con Berlusconi in Parlamento, per cui pensano di poter fare a meno dei voti bersaniani e dalemiani, e quanti, invece, non volendo mettere in conto alcuna alleanza con l’avversario storico, ritengono che sia più giusto ragionare dento uno schema di ricomposizione dell’area ulivista.
Come si vede, sono due opzioni che disegnano scenari istituzionali molto differenti e, soprattutto, fanno preconizzare un futuro problematico per il principale partito italiano, che deve ancora decidere se guardare alla sua Destra o al mondo che vive e si anima alla sua Sinistra.
Nulla di nuovo, forse, sotto al sole?
A Sinistra, ci sono state sempre, almeno, due fazioni distinte: chi più centrista, chi più orientato a guardare verso l’area progressista.
È probabile che, in questo caso, la prima ipotesi prevalga sulla seconda, ma, in caso di prefigurazione di un clamoroso insuccesso elettorale, la seconda ipotesi, in corso d’opera, non può che divenire la strada maestra, ovviamente con un cambio di leadership a monte ed, in quel caso, la lunga stagione dei coltelli si sarà consumata, per davvero, nel PD.
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