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sabato, 31 gennaio 2015 19:32

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Rosario Pesce
L’elezione del Prof. Mattarella alla Presidenza della Repubblica rappresenta, certamente, un’ottima notizia per il nostro Paese in un momento di grandissima difficoltà sia politica, che economica.
Infatti, il nuovo Capo di Stato è persona stimabilissima, di grande stile, raffinato intellettuale, dotato di ridondante sobrietà e di una moralità integerrima, che ne fanno un modello per la classe politica e per tutti gli Italiani.
L’iter, che ha portato alla sua elezione, come ben sappiamo, ha attraversato momenti di grave difficoltà e si è concluso in modo sorprendente.
Chi pensava che il successore di Napolitano sarebbe stato eletto in virtù di un accordo fra Renzi e Berlusconi, è rimasto profondamente deluso, visto che invece sono stati sufficienti i voti delle forze, che sostengono il Governo, a cui si sono aggiunti il consenso pieno della Sinistra vendoliana e quello della minoranza del PD, che si è identificata nella candidatura del Prof. palermitano in modo unanime, mettendo da parte – almeno, per un momento – i dissidi che, negli ultimi giorni, avevano caratterizzato la vita interna del principale partito italiano.
Vero è che, ora, il nuovo Presidente è atteso da un compito di portata notevole, dato che, nei prossimi anni, bisognerà portare a conclusione il processo di riforma dello Stato, per cui - dopo il varo della nuova legge elettorale - soprattutto sarà necessario ultimare il cambiamento dell’architettura costituzionale della Repubblica, che è immutata - sostanzialmente - dal 1948.
Molto probabilmente, le forze, che hanno contribuito in modo decisivo alla sua elezione, tenteranno di far pesare il loro ruolo parlamentare, ma sappiamo benissimo come il nuovo Capo di Stato, dotato di una straordinaria autonomia di giudizio, sarà in grado di dire pure dei “no”, finanche a quanti lo hanno eletto al Quirinale.
Era opportuno eleggere un nuovo inquilino del Palazzo, che sorge sul colle più alto di Roma, che fosse in grado di esprimere, a pieno, l’autorevolezza delle istituzioni repubblicane rispetto all’azione di interessi e gruppi di potere.
Invero, l’elezione di Mattarella è una felicissima notizia sotto questo profilo, perché, in virtù del curriculum personale e della storia familiare, che lo caratterizzano, certamente egli saprà essere giudice imparziale, capace di interpretare la funzione presidenziale con uno spirito di totale indipendenza dai partiti e dalle consorterie.
Mattarella incarna la storia della Prima Repubblica ed, all’interno di quel percorso storico, Egli rappresenta un’area culturale e politica, la Sinistra della Democrazia Cristiana, che ha offerto allo Stato le migliori energie a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta.
Da Moro a Zaccagnini, da Fanfani a De Mita, tutti sono stati maestri ideali del nuovo Capo di Stato, che, stando al fianco di alcune di queste personalità, ha avuto modo di nutrire un amore fortissimo per la Costituzione, che Egli - nel nuovo ruolo - dovrà difendere e valorizzare.
Il momento storico, nel quale assume la Presidenza della Repubblica, non è dei migliori: la legge elettorale, in discussione in Parlamento, di fatto assegna un potere mai conosciuto prima all’Esecutivo, per cui, da abilissimo costituzionalista, Mattarella non potrà non verificare la compatibilità del testo dell’Italicum con il dettato della Carta, contribuendo ad emendarlo in quelle parti nelle quali esso, eventualmente, proponga una surrettizia riforma, che violi i principi manifesti della Costituzione, che fu emanata il 1 gennaio 1948.
Altresì, compatibilmente con le prerogative della Presidenza della Repubblica e con quelle del Parlamento, è sacrosanto che il Quirinale faccia sentire la sua autorevole voce in merito al progetto di riforma dello Stato, che – come è noto – prevede un monocameralismo, che non appartiene alla nostra tradizione costituzionale, né a quella dei Paesi mediterranei.
Non è possibile prevedere come un Capo di Stato, appena eletto, possa interpretare la delicata funzione, che va ad assumere.
Talora, le previsioni sono state capovolte ampiamente, come successe nei casi di Pertini e Cossiga, che sono divenuti protagonisti della storia italiana - molto più di quanto si potesse immaginare agli inizi del loro mandato - imponendo lo stile e - molto spesso - ammonendo, dando indicazioni concrete per il lavoro del potere legislativo e del potere giudiziario.
Renzi, descrivendo il modello del nuovo Presidente della Repubblica, ha dichiarato - pochi giorni or sono - che il Paese ha bisogno di un arbitro e non di un attore.
Noi, da parte nostra, non intendiamo cadere in un simile manicheismo, visto che reputiamo che un arbitro, efficace e capace di farsi rispettare, può – suo malgrado – divenire essenziale, almeno, quanto gli attori che si agitano sul proscenio politico ed istituzionale, per cui non possiamo non augurare buon lavoro a chi non solo rappresenta una nazione di sessanta milioni di cittadini, ma è investito di una responsabilità maggiore, derivante da una lunga latitanza della politica e dalla crisi di rappresentatività, che inevitabilmente ha investito le istituzioni della nostra democrazia.
La parte sana della società italiana saprà agevolare gli sforzi del nuovo Capo di Stato, ben sapendo che, se Egli dovesse fallire gli obiettivi, che si propone sin dagli inizi del suo mandato, l’intera architettura statuale rischierebbe di entrare in una crisi irreversibile, i cui danni si farebbero avvertire per decenni.
Pertanto, buon lavoro davvero, Presidente Mattarella!
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