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Il Principe dell’arte

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domenica, 16 aprile 2017 10:34

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Totò e Nino Manfredi in Operazione San Gennaro (1966)
Rosario Pesce
Nel cinquantesimo anniversario della morte di Totò, non si può non ricordare l’attore e l’artista più importante che il cinema ed il teatro italiano abbiano prodotto.
Non fu semplicemente un comico, ma fu certamente qualcosa in più rispetto al cliché dell’attore che deve far ridere i suoi spettatori.
Ancora oggi, egli è ritenuto un “classico” della comicità, a tal punto che i tentativi di imitarlo, più o meno espliciti, sono stati numerosi e tutti hanno prodotto effetti non all’altezza dell’originale.
Totò non è stato, solo, però il grande attore di cinema e di teatro, ma è stato un modello per un’intera società, viste - anche - le sue origini.
Molti bambini, infatti, nella Napoli del XX secolo nascevano da genitori nobili, che però poi non li riconoscevano, per cui questi infanti, non riconosciuti, erano costretti a combattere contro la fame e gli stenti dovuti ad una condizione sociale assai triste.
Napoli, poi, era pienissima di casi simili: non ci dimentichiamo, ad esempio, che gli stessi fratelli De Filippo erano figli non riconosciuti dal padre naturale Eduardo Scarpetta.
Orbene, in tale contesto, il giovanissimo Totò si è costruito da solo ed ha utilizzato il primo grande laboratorio di teatro all’aperto, la strada, come suo essenziale punto di riferimento.
D’altronde, i vicoli della Sanità, il quartiere in cui è cresciuto, sono un luogo tanto pubblico, quanto esoterico ad un tempo, visto che, in quegli spazi angusti voluti dagli Spagnoli, esiste un’umanità di vario genere, che è portata - naturalmente - ad esprimere i propri sentimenti e gli stati d’animo attraverso conati di recitazione.
Totò con Mario Riva in una puntata de Il Musichiere, nel 1958, la sua prima apparizione televisiva
Totò, in quelle strade ed in quei vicoli, si è formato a contatto con un’umanità che poi è stata, da lui stesso, trasposta sul palcoscenico e di cui egli è divenuto, in brevissimo tempo, il corifeo.
Ma, come sapeva poeticamente prendere spunto dalla natura umana, così Totò analogamente ha saputo creare momenti di autentica poesia attraverso la letteratura.
Il testo poetico “A’ livella” rappresenta, non a caso, uno degli esemplari meglio riusciti della letteratura in vernacolo ed, invero, non è secondo a molta altra produzione poetica in lingua.
Totò era ben noto, inoltre, per la sua immensa generosità; si racconta che, divenuto famoso, egli sia tornato più volte alla Sanità ed abbia fatto regalie, senza mai manifestare la propria identità, a dimostrazione del fatto che i sentimenti, quando sono genuini ed autentici, non vanno mai ostentati.
Totò, oggi, è l’arte napoletana nella sua completezza: dalla battuta al verso, dal gesto al ghigno, un insieme in cui parola e corpo si coniugano alla perfezione, per rendere effetti drammatici assai intensi.
Ma, in più, Totò è l’emblema di chi riesce a redimersi da una condizione di oggettiva difficoltà ed a divenire un Principe, sia per i suoi natali, che per lo spirito, che è sempre rimasto nobilissimo, come quello di uno scugnizzo della Sanità, che altro non cerca se non gli strumenti preziosi di una sopravvivenza non grama e, se possibile, finanche un po’ felice.
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