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domenica, 02 aprile 2017 14:56

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Rosario Pesce
Chi è il primo partito, oggi, in Italia?
Il partito, che governa il Paese, è ovviamente il PD, ma i sondaggi dicono che, in questo momento storico, se si andasse al voto, il primo partito sarebbe il M5S.
D’altronde, i sondaggi molto lontano dal vero non vanno, visto che le elezioni amministrative del giugno 2016 e l’esito del referendum del 4 dicembre hanno fatto intendere che l’entusiasmo verso i Grillini, invero, non va scemando.
Pertanto, le prossime elezioni politiche, che si terranno molto probabilmente non prima del 2018, rappresentano un momento di svolta importante, visto che potrebbero sancire la vittoria di un Movimento che ha contrassegnato la vita parlamentare dal 2013 in poi.
Certo, gli esiti dell’azione amministrativa dei Grillini, nei vari Comuni, non sempre sono stati esaltanti, viste le infinite polemiche intorno alla Giunta di Roma o vista l’espulsione, cui è andato incontro il Sindaco di Parma, a dimostrazione del fatto che fare opposizione è un mestiere molto difficile, ma governare lo è molto più.
Ma, un dato è ovvio: il M5S è una realtà del nostro scenario politico ed istituzionale e non si può fingere che esso non ci sia, visto che un simile atteggiamento non può che rinfocolare le passioni degli Italiani in favore del partito di Grillo.
Peraltro, gli incidenti di percorso, cui sono andati incontro, come nel caso di Roma e di Parma, non hanno indebolito i Grillini, che ad oggi sono il partito che ha la maggiore stabilità di consenso da quando è iniziata la legislatura, contrariamente al PD, che ha avuto alti e bassi molto forti, date le incertezze che si sono create intorno alla leadership di Renzi.
Pertanto, dovremmo ragionare diversamente da quanto fa il senso comune.
Alle prossime elezioni, lo sfidante non è il M5S, ma è il PD, perché, ai nastri di partenza, i Grillini stanno molto meglio dei loro avversari e solo una legge elettorale di tipo proporzionale potrebbe impedire a loro di conseguire la maggioranza assoluta alla Camera ed al Senato.
Le divisioni, interne al PD, poi non possono che aiutare il M5S, a meno che, da queste divisioni, non emerga una rinnovata leadership, diversa da quella renziana, che rilanci l’azione del partito e gli faccia recuperare quel gap di consenso che, obiettivamente, ha nella società italiana odierna.
Orlando può sconfiggere Di Maio o Di Battista alle prossime elezioni politiche, qualora vincesse il Congresso prossimo?
E, nel caso in cui i Grillini dovessero vincere e non conseguire la maggioranza dei seggi, con chi governerebbero?
È chiaro che, da qui al febbraio 2018, tali quesiti dovranno trovare una risposta, anche perché il deterioramento della condizione vigente potrebbe spingere il M5S, addirittura, a sfiorare quella maggioranza assoluta di scranni parlamentari, che riteniamo - oggi - un obiettivo improbabile.
Orbene, saranno capaci i maggiorenti del PD di invertire la marcia o, placidamente, consegneranno il Paese al M5S?
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